Il 12 ottobre l’Italia, nella persona del viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Vannia Gava, ha presentato al Consiglio Ambiente dell’Unione europea un c.d. “no paper” (un documento di lavoro informale non ufficiale) intitolato “Per costruire un mercato europeo dei materiali plastici riciclati più stabile e competitivo”, che contiene una serie di proposte e richieste del Governo italiano per sostenere la competitività della filiera europea del riciclo e stimolare la domanda di materie prime seconde plastiche.
Il documento è articolato intorno a sei aree di priorità, declinate in una serie di proposte concrete:
- controlli sulle importazioni:
Introducendo controlli alle frontiere e codici doganali distinti per distinguere il polimero vergine da quello riciclato. Parallelamente, occorre istituire un sistema UE di certificazione e tracciabilità del contenuto riciclato che preveda la verifica da parte di terzi accreditati, audit mirati presso gli impianti dei paesi terzi e l’onere della prova interamente a carico degli importatori. Infine, si rende indispensabile l’adozione di adeguate misure antidumping per tutelare il mercato interno. - maggiore domanda di riciclato:
Per stimolare il mercato, si propone l’anticipo degli obiettivi di contenuto minimo di riciclato previsti dal PPWR, estendendo l’obbligo di utilizzare quote di polimero riciclato anche a filiere diverse da quella degli imballaggi. Il contenuto riciclato dovrà soddisfare standard equivalenti a quelli previsti per gli impianti dell’UE, valutando la possibilità di introdurre criteri di preferenza per i materiali prodotti all’interno dell’Unione stessa. A completamento di ciò, vanno introdotti criteri unici UE che obblighino a prevedere negli appalti pubblici un contenuto minimo di riciclato per i prodotti ad alto tasso di plastica, incentivando così la tracciabilità e il principio di prossimità. - sostegni alle imprese:
Sul fronte economico, è prioritaria la modifica delle normative eurocomunitarie sugli aiuti di Stato, così da consentire la concessione rapida e semplificata di crediti d’imposta a favore dell’utilizzo di materie prime secondarie e degli investimenti nel riciclaggio. Le imprese del settore dovrebbero inoltre poter accedere a sconti sull’energia utilizzata, beneficiando al contempo di sostegni temporanei per le frazioni di basso valore come il ‘plasmix’ e le poliolefine miste. Da ultimo, si suggerisce l’applicazione di aliquote IVA ridotte per tutti i prodotti contenenti elevate percentuali di riciclato certificato. - criteri europei per la cessazione della qualifica di rifiuto:
In merito alla cessazione della qualifica di rifiuto (EoW), si suggerisce di limitare al solo riciclaggio meccanico o fisico il futuro regolamento UE sulle regole comuni per le plastiche. In questo modo, gli Stati membri potranno conservare i criteri nazionali e le autorizzazioni esistenti per sbocchi diversi ma consolidati, in particolare per le plastiche miste come additivi per l’asfalto, membrane bituminose, materie prime per il riciclaggio chimico e agenti riducenti nella siderurgia. Sarà inoltre necessaria una diversificazione dei limiti per la presenza massima di frazioni estranee, con un occhio di riguardo alle plastiche miste, collocando il punto EoW il più a monte possibile della filiera. - semplificazione del mercato unico:
Il rafforzamento del mercato unico passa attraverso la semplificazione del regolamento REACH per le sostanze recuperate e la rapida fissazione di un calendario per definire i criteri di contabilizzazione del riciclaggio chimico, con regole di bilancio di massa allineate a quelle già in uso per le bottiglie in PET. Si richiede, infine, la definizione di regole semplificate per le spedizioni intracomunitarie verso gli impianti di riciclo, da gestire tramite strutture preventivamente autorizzate e procedure interamente digitali. - accelerazione del Circular Economy Act.
In queste proposte c’è parecchio di quello che, come CARPI, andiamo dicendo da mesi, ed è positivo che il Governo italiano, per una volta, abbia preso l’iniziativa per sollecitare costruttivamente la UE.
Restiamo pertanto in “vigile attesa”, soprattutto perché il fattore tempo è sempre più decisivo ed è indispensabile produrre risultati concreti in tempi ristretti, altrimenti c’è il rischio di dover dire, come troppo spesso accade, “l’intervento è riuscito ma il paziente è morto” anzi, in questo caso, “era già morto”.
L’industria del riciclo delle plastiche ha bisogno di azioni che curano e salvano, non di autopsie.




