Uno studio commissionato dalla Deutsche Bundesstiftung Umwelt (DBU) e realizzato dal Wuppertal Institut analizza la crisi del riciclo delle plastiche in Europa, individuando come nodo principale non la tecnologia ma la debole domanda di materiali riciclati di alta qualità. Quando il prezzo del fossile scende, il riciclato perde competitività, con conseguente riduzione degli investimenti e progressiva uscita di operatori dal mercato. Il documento descrive un sistema ancora strutturalmente lineare e propone di intervenire sulla formazione di un mercato stabile del riciclato, anche in vista dei requisiti minimi previsti dal regolamento europeo sugli imballaggi Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR). In assenza di misure correttive, in Germania potrebbe verificarsi entro il 2030 un deficit significativo di plastica riciclata, stimato in centinaia di migliaia di tonnellate annue. Le sei leve individuate includono l’uso della domanda pubblica come strumento di traino, meccanismi di quota sul modello ETS, semplificazione autorizzativa per impianti, riduzione della complessità dei polimeri, rafforzamento dell’EPR anche a livello internazionale e sviluppo di modelli di business “plastic as a service”. L’impostazione è orientata a costruire un mercato regolato e prevedibile del riciclato, riducendo la dipendenza dalle oscillazioni del prezzo delle materie prime vergini.
Mercato del riciclo della plastica: il modello tedesco punta a stabilizzare la domanda per evitare il collasso della filiera
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